Obiettivi generali...
Nessuno meglio di noi, che ci lavoriamo e ci viviamo da decenni, sa che il Giambellino ha una sua personalità precisa, fatta di eccessi (in bene e in male), di anticonformismi e sperimentazioni, di disastri sociali e grandi aperture. Del Cerutti Gino e delle case con la piscina; di famose bische a cielo aperto, in cui transitavano i nomi più famosi della mala milanese, e immaginifiche fughe in avanti sociopolitiche, confessionali e culturali; di via Odazio ‘piazza di spaccio più grande d’Europa’ ma anche della nascita dal basso, dalla comunità, di risposte a grandi problemi che si sono rivelate spesso anticipatrici. No, il Giambellino non è un quartiere come un altro, non lo è mai stato. La sua traiettoria, è vero, negli ultimi anni è apparsa discendente. Per lo stato di abbandono dei nostri quartieri popolari, forse quelli in cui a Milano si è intervenuti meno a conservare un patrimonio che poi è la dignità delle persone che ci abitano. Perché le fabbriche storiche sul Naviglio – per nutrire le quali il quartiere era nato e che ne formavano l’identità – non ci sono più, e con loro si è perso un luogo di convivenza e una cultura che permise di superare le diverse provenienze. Anni fa, in tempi di maggiore partecipazione e uso del territorio, il quartiere era segnato e arricchito dalla contiguità dei grandi quartieri popolari con insediamenti diversi, di ceto medio e medioalto, facilitati dalla relativa vicinanza del centro e della metropolitana. Nei luoghi di incontro (scuole, parrocchie, sezioni, negozi…) si mischiavano culture, linguaggi, problemi e risorse, fino a far diventare il Giambellino la zona di Milano più ricca di associazioni, gruppi, iniziative formali e informali. Oggi, in tempi segnati dal ripiegamento, dalla precarietà e dalla frammentazione, la stessa caratteristica rende il nostro quartiere luogo di contrasti e conflitti che si sentono più che altrove. Più ancora dei problemi pratici che vive il Giambellino (la casa, la povertà, la condizione degli anziani e dei giovani, le difficoltà dell’integrazione delle culture) è questa difficoltà di comunicazione che genera isolamento e solitudine la vera pietra al collo di chi ci vive. Ma anche in questo panorama, ogni volta che abbiamo cercato di affrontare un problema, abbiamo scoperto che decine di persone e gruppi erano già in campo, a tessere con esili fili reti di salvataggio, a fare il possibile. Per alcuni, questo agire è parte significativa del proprio tempo e delle proprie energie, non una mancia. Sono atti di cittadinanza e di solidarietà sotterranei, spesso invisibili di fronte alle difficoltà che segnano il paesaggio. Sono isolati, a volte sbeffeggiati e ridotti a testimonianza, ma ci impediscono di precipitare oltre. Ci sono ma appaiono deboli, visti da lontano o filtrati dai media. Chi conosce il quartiere sa però quanto sono preziosi, nella quotidianità di chi le difficoltà le vive sulla pelle. E chi conosce il quartiere sa che si dovrebbe potenziarli e connetterli. Ecco il motivo di questo progetto, che – come tradizione – nasce dal quartiere e al quartiere si rivolge. Vuole sostenere tutte le collaborazioni, far riscoprire il Giambellino e i suoi abitanti, aumentare la nostra capacità di affrontare i, nostri problemi, attirare risorse. Questo è il progetto Laboratorio di quartiere. E uno strumento perché chi vuol bene al Giambellino – e a chi ci vive – possa fare la sua parte. Noi ci siamo.
... e qualche esperienza concreta
Ecco alcune attività già sperimentate, avviate, .... e che si potrebbero realizzare insieme in CASETTA.
- Spazio incontro disabili e adulti in difficoltà
- Spazio incontro anziani
- Laboratorio teatrale anziani
- Sportello legale e informativo per stranieri
- Spazio mamme e bambini
- Serate con giochi per giovani e adulti
- Corsi di Italiano per stranieri
- Attività ludiche e ricreative per ragazzi
- Spazio studio
- Pomeriggi tra famiglie
- Cinema all’aperto
- Cene etniche
- Incontri tematici “Diritti in Giambellino"
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